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La maschera di Brighella ha origini
bergamasche, come il compare Arlecchino, anch’egli come zanni è
servo astuto e opportunista, campione nell’ordire intrighi,
malizioso e furfante, lascivo e crudele, ladro e insolente, e
all’occasione ubriacone e assassino. La sua lealta e di facile
acquisto da chiunque, suo padrone e non; abile consigliere degli
innamorati. Nel corso degli anni
il vestito cambiò molte volte, fino a raggiungere quello che fù
l’attuale divisa di Brighella. La larga gonna bianca orlata di
verde della maschera originaria lasciò il posto a una casacca
indossata sopra ampi pantaloni decorati con nastri verdi. A
completare l’abbigliamento era poi un mantello con passamanerie
dello stesso colore. Accessori vari arricchivano l’insieme: un
bastone (il batocio, vale a dire lo strumento utilizzato per
rimestare la polenta) che in seguito si trasformò in uno
spadino, un’ampia borsa di pelle, entrambi attaccati a una
cintura, e un berrettone bianco i cui profili richiamavano,
nella foggia e nel colore, quelli del vestito. Le scarpe e la
cintura sono variamente raffigurate o color giallo o color
cuoio. La mezza maschera di tinta verde-oliva, che lasciava
intravedere uno sguardo licenzioso, comprendeva un naso aquilino
ed era indossata sopra una folta barba, nera e irsuta, e su un
bel paio di baffi da cavaliere pettinati e rastrelliera.
Il modo di parlare e di gesticolare
erano sicuramente più sobri del più atletico Arlecchino, il
Brighella nel corso degli anni migliorò nel carattere e mitigò
le proprie scelleratezze.
Brighella deriva dal appellativo
"brigare" che è proprio una delle caratteristiche del
personaggio, infatti ancora oggi si usa dire "fare il brighella"
cioè comportarsi in modo poco serio, fare il burattino.
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