Il Gianduja è la più importante maschera
regionale piemontese.
La sua origine è settecentesca, sebbene
il suo abbigliamento sia d’ origini seicentesche, ed Il suo
creatore fu Giovan Battista Sales, famoso burattinaio.
Si presuppone la nascita del gianduja
burattino nel 1798 quando Gerolamo scomparve dalle scene e il
Sales dovette inventare un altro burattino da presentare.
La patria del gianduja è Callianetto,
nell’astigiano, dove si trova il suo ciabot (casa di campagna)
in cui viveva con la moglie Giacomina, la quale spesso lasciava
per andare in osteria. Sembra che il suo nome derivi dalla
contrazione di gioan d’la douja, vista la sua abitudine
nel richiedere un boccale di vino all’ingresso dell’ osteria.
Non tutti sono d’accordo con questa
ipotesi; infatti, alcuni preferiscono farlo derivare dal
francese Jean adouillé, ovvero Giovanni Salsiccia.
Il burattino originario, rese popolare
in Piemonte il tipo del contadino bonario e simpatico, dal viso
largo e rubizzo, schietto e furbo. Vestiva delle brache di
fustagno, un farsetto viola e sul capo portava un cappello
tricorno da cui fuoriusciva un codino girato all’insù e fermato
con un fiocco rosso acceso.
Dopo poco tempo la marionetta lasciò il
posto alla maschera del teatro che divenne popolare nel
torinese; si trasformò in gentiluomo allegro, sempre ispirato al
buon senso, animato da coraggio, amante del buon vino e della
buona tavola.
Il suo vestito cambiò indossando un
giubbone di panno marrone, orlato di rosso, un gilè a righe
gialle e rosse e corti pantaloni verdi calzati su calze rosse.
Non cambiò né il tricorno nè il codino, ma aggiunse un ampio
mantello e un ombrello verde, i quali non mancavano mai a
prescindere dalle condizioni del tempo.
I Piemontesi non tardarono a
riconoscere in Gianduja le caratteristiche loro proprie:
l’ingenuità mista al coraggio, il gusto per lo scherzo e per i
piaceri della vita. Così a dimostrazione di quanto vicino fosse
ai modi sprezzanti con cui sfidava il pericolo, ne fecero il
simbolo del loro risorgimento e intorno a questa maschera si
strinsero come intorno al simbolo della fermezza con cui
intendevano superare i difficili frangenti della guerra contro
l’Austria.
Espressione della schiettezza
contadina, che la retorica patriottica riconosceva come l’anima
vera del popolo, Gianduja servì allora alla causa dei Savoia e,
tramite loro, a quella italiana. Una canzone del 1859 ispirata
alla sua figura divenne popolarissima e fino alla fine del
secolo, quando il Carnevale di Torino fu organizzato in forme
sempre più ricche, ne fu la maschera protagonista per
eccellenza.
Nel suo nome troviamo anche la dolcezza
del cioccolato "gianduia", gloria dei torinesi