Maschere regionali ispirate al tipo del contadino rozzo, istintivo, ma capace di cavarsela in ogni circostanza per via dell’astuzia e dell’innato buon senso; questi sono Gioppino e Sandrone.

 

         

 

 

Gioppino è forse la più antica maschera bergamasca anche se qualcuno lo fa risalire all’ottocento. Il suo aspetto fisico è indimenticabile: sfoggia, infatti, Tre Gozzi prominenti che sono solito definire le sue granate o splendidi coralli, lì esibisce cioè non come fossero difetti fisici ma veri e propri gioielli che al figlio Bortolì de Sanga spetta di perpetuare.

Più abile a trattare con le mucche che con le donne, Gioppino era sposato con Margì di cui si dichiarava innamoratissimo sebbene ricercasse, quando poteva, la compagnia d’altre donne. Era il tipo del contadino amante del vino e della buona tavola, dal pensiero elementare ma efficace a trarlo d’impiccio e talora aiutato dal corto bastone che gli serviva a girare la polenta ma anche a "convincere" chiunque ostacolasse i suoi piani.

Vestiva una rozza giubba rossa orlata di verde, una camicia aperta fino a scoprire il ventre, pantaloni scuri alla zuava e un cappellaccio nero e informe.

 

Sandrone, che la tradizione attribuisce ad un noto burattino modenese vissuto tra il seicento e il settecento, condivide con Gioppino l’ignoranza, ma al contrario di lui non ne è pago.

Vorrebbe, infatti, apparire più colto di quello che effettivamente è e allora si prova in continue esibizioni verbali che suonano tuttavia comichissima, data la sua incapacità di padroneggiare la lingua.

Impensabili variazioni sul dialetto e invenzioni linguistiche immotivate suonavano sulla sua bocca come strafalcioni che inevitabilmente suscitavano l’ilarità di chi lo stava ad ascoltare.

E altrettanto comico suonava il nome di suo figlio, ragazzo svogliato e spocchioso i nome Sgurghighello, epiteto che alludeva alla sua abitudine di "sgorgarsi il naso" con le dita.

Sandrone è raffigurato come un uomo sdentato, dal viso rubizzo e allampanato, porta una cuffia da notte a strisce bianche e rosse, una camicia bianca e una giacca scura indossata su un farsetto giallo a pois verdi, veste pantaloni alla zuava con spacchetto laterale di colore scuro a righe, calze talvolta arrotolate in modo da lasciare parte delle gambe scoperte.