La
popolarità di questa maschera regionale lombarda fu tale che,
divenuto nome comune, l’appellativo di meneghino coincide con
quello di milanese, con esplicita allusione a ciò che i Milanesi
del popolo possono innanzi tutto vantare: una cordialità
simpatica frutto di schiettezza nel dire e sincerità nel fare.
La forza del sinonimo è tale che ancor oggi usare l’espressione
"dirla in buon meneghino" significa, a Milano, parlare chiaro e
schietto.L’origine del nome di Meneghino è oggetto di
discussione, ma fra le tante tesi la più condivisa è quella che
fa derivare il nome dalla storpiatura di Domeneghin, diminutivo
di Domenico e appellativo con cui ci si riferiva, nel Milanese,
all’abitudine di certe nobildonne locali che , non potendo
permetterselo negli altri giorni, assoldavano di domenica un
servitore che le accompagnasse alla funzione religiosa o le
scortasse durante la passeggiata festiva.
Se le incertezze sul nome impediscono una sicura
identificazione dell’appartenenza sociale del personaggio, la
stessa sembra precisata dal cognome che suona Pecenna,cioè
pettine, spazzola. Questo significa che al ruolo di cavaglier
servente Meneghino era solito associare quello di barbiere
occupandosi, oltre che della compagnia, dell’acconciatura delle
gentili signore che ne richiedevano i servizi. Un’altra versione
che si può dare alla derivazione del suo cognome, viene da A.
Cervellati, che afferma, che poteva essere inteso in senso
traslato come indiretto riferimento alla sua abitudine di
"pettinare" o meglio strigliare con battute mordaci e cattivelle
i difetti degli aristocratici che frequentava.
Il tipo umano in cui s’identificava era quello del servitore
devoto e ligio agli ordini dei padroni, desideroso tuttavia di
conservare la propria libertà e intolleranza di qualsiasi
sopruso. Sebbene spavaldo a parole, Meneghino aveva un carattere
bonario e non mancava di spirito caritatevole; era milanese, ma
dimostrava sentimenti italiani, saggio come può esserlo un uomo
del popolo e pronto ad accendersi quando c’era da schierarsi a
fianco dei propri cittadini.
Il suo costume variava a seconda delle epoche e ai
disegnatori.
In principio indossava una tunica bianca con colletto alla
coreana e cintura che, appoggiata sotto una pancetta
pronunciata, ha agganciate le scarpe in cuoio del personaggio
con semplici calze di colore verde. L’insieme ricorda quello
dello zanni con il capo avvolto in un’aderente cuffia marrone e
con il viso pulito.
In un’altra versione Meneghino veste un cappello di feltro
che ricorda un tricorno, i capelli, lisci, sono tirati a tornare
un codino, la casacca è corta e indossata sopra un gilè
variamente decorato a fiori o a righe che ricordano quelle delle
calze, i pantaloni sono in panno verde, le scarpe sono basse
ornate da una fibbia.
L’ultima variante si ha con l’ingentilimento del personaggio,
e del suo atteggiarsi, così che anche il vestiario si fa più
galante. Allora la corta casacca è sostituita da una livrea che
ricorda quella di un paggio ed è indossata sopra un abito
elegante e di colore uniforme. Al collo porta un fazzoletto
bianco annodato, e dietro la nuca s’intravede, arricciato verso
l’alto, il tradizionale codino.
La maschera di Meneghino fu il simbolo milanese del popolo
che si rivoltò all’Austria nelle cinque giornate di Milano,
infatti, il popolo costruendo le barricate mise la sua immagine
come baluardo.
Riportiamo di seguito il testo del "Brindisi di Meneghino
all’osteria" in onore del vino:
"Oh gran vino! Quanti miracoli spargi sulla terra: dai agli
sciocchi la lingua, ai soldati la forza in guerra. Per merito
tuo, cara vinaglia, in battaglia il soldato si scalda, sta
saldo, se ne impipa della morte. Grazie a te, alla tua mammella,
anch’io mi faccio poeta; grazie a te infine fastidi e crucci
diventano piccolezze; si calmano e si addormentano perfino gli
uomini senza denaro. Quanti principi, quanti monarchi al mio
santo patriarca dovranno forse i sostegni del loro impero e del
loro regno? Un bicchiere del suo liquore mentre assopisce i
pensieri dà intanto all’amore il tempo di fabbricare i
successori per il regno e l’impero."